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Malgrado la regione Marche si sia dotata di una legge (L.R. 12 novembre 2012, n. 31 ) e di norme di attuazione che disciplinano dettagliatamente le modalità d'intervento sui fiumi marchigiani per consentire un'adeguata difesa dal dissesto idrogeologico, in particolare per assicurare una efficace difesa dalle esondazioni nei periodi di piena, la gestione degli interventi è stata affidata ad agenzie che confondendo la gestione idrogeologica ed ecosistemica dei corsi d'acqua naturali con quella idraulica di stampo ingegneristico, stanno letteralmente distruggendo questa fondamentale risorsa ambientale. Ciò rischia di far tornare i nostri fiumi alle situazioni di grave dissesto che li hanno caratterizzati tra gli anni '60 e '90 del secolo scorso, quando sono stati oggetto di una selvaggia depredazione dei sedimenti (ghiaie e sabbie).

fiume Potenza

erosione a valle del Ponte sul Potenza (Villa Potenza) con asportazione degli argini artificiali rimodellati

L’attuale  legislazione ambientale della regione Marche, appare formalmente in grado di salvaguardare l’importante risorsa costituita dall'ambiente fluviale. In realtà, contro ogni logica, assistiamo continuamente ad  interventi  ingegneristici sui fiumi che, con la giustificazione di combattere l’esondazione delle acque, nella pratica alterano l’ambiente fluviale in modo così profondo, da farsi loro probabile causa degli eventi alluvionali del futuro.  Tali opere consistono, infatti, per lo più in obsoleti e  deleteri  sistemi di dragaggio dei sedimenti in alveo, di riprofilazione artificiale delle sponde e conseguente rettificazione del corso d’acqua, dell’apposizione di difese laterali rigide e nell'abbattimento indiscriminato  della vegetazione spontanea sia di sponda che in alveo. Modalità d’intervento che ormai da decenni sono state abbandonate nell'ambito delle opere  d’ingegneria naturalistica per gli effetti disastrosi sulla prevenzione del dissesto idrogeologico.  Tali azioni, condotte da agenzie che sembrano confondere la corretta gestione idrogeologica ed ecologica dei corsi d'acqua con una  superata conduzione  meramente idraulica degli stessi, produrranno solo  intensi fenomeni di erosione in alveo e

delle sponde, la distruzione inevitabile dell’ecosistema fluviale e la dispersione di ingenti risorse finanziarie (fondi europei).  L’alterazione artificiale della dinamica fluviale, complice anche  l’eradicazione della vegetazione ripariale, non potrà non produrre estesi impatti negativi per molti anni in futuro, come già più volte accaduto nel passato.  L’improvvida e approssimata alterazione del delicato equilibrio dell’ecosistema fluviale, lungi dal contribuire efficacemente alla difesa idrogeologica del territorio, si rifletterà inevitabilmente, e lo sta già facendo, oltre che sui fiumi anche sulle falde idriche di subalveo, sull'erosione costiera, sulla stabilità futura dei manufatti: ponti e strade. La lunga storia della distruzione dei fiumi nelle Marche I fiumi marchigiani sono da sempre una grande risorsa del nostro territorio che, purtroppo, è stata per lungo tempo alterata, degradata, abbandonata al dissesto idrogeologico e all'inquinamento. Per ignoranza, incuria, avidità, trascuratezza da parte delle autorità preposte al loro controllo e salvaguardia. Ciò è avvenuto storicamente in diversi modi e momenti.  A partire dall'immediato dopoguerra la fase più acuta…

Il rapporto ISPRA Ambiente 2020 su consumo di suolo in Italia e nella nostra regione, evidenzia che non c'è stata alcuna flessione nel tempo nel tasso di distruzione di tale fondamentale risorsa. I costi ambientali sempre meno sostenibili a causa del modello di sviluppo speculativo chiedono un radicale cambiamento di paradigma. Non basta imbellettare la città con qualche pista ciclabile e parco verde, bisogna ripensare il modello di vita urbano in modo che la qualità della vita sia buona per tutta la popolazione e durevole nel tempo.

Si può trasportare nella stessa barca per attraversare il fiume sia la capra che i cavoli, senza che la capra si mangi tutti i cavoli? Quindi è possibile, come si affannano ad assicurare i politici che chiedono i nostri voti, costruire nuove strade e superstrade, supermercati e centri commerciali ovunque; espandere le periferie urbane ( tutto ciò che viene chiamato crescita economica) e contemporaneamente evitare il costante e crescente consumo di suolo agrario, con tutte le conseguenze disastrose che ben conosciamo? IL CONSUMO DI SUOLO AGRARIO É  IN COSTANTE CRESCITA Il nuovo rapporto ISPRA - Ambiente, emesso a fine luglio di quest’anno, riguardante il consumo di suolo in Italia, evidenzia che nel 2019 la situazione nel nostro territorio è la seguente: dati 2019 ettari di suolo consumato consumo di suolo pro capite (m²/ab) Italia 2.139.786 354,5 Marche 64.669 423,98 Provincia di Macerata 15.549 494,92 Comune di Macerata  1.132 272,77  (un quadrato di 16,5 m di lato) Ogni cittadino maceratese, neonato

o vegliardo che sia , nel 2019 ha asfaltato, cementificato o coperto con pannelli solari e quant’altro una “nuova” superficie di 16,5 metri di lato. Superficie che si è aggiunta a quella già molto vasta compromessa nei decenni e negli anni precedenti senza interruzione, come si evidenzia dai dati dello studio (sempre  ISPRA- ambiente) del 2016 che mettono in luce la tendenza continua e costantemente crescente al consumo di suolo agrario in Italia. Ora che la  distruzione dell’ambiente rurale, e della sua risorsa più importante ( il suolo e la fertilità), sia potuta continuare indisturbata per più di mezzo secolo, è perché gli effetti negativi sono stati per lungo tempo ampiamente mascherati dai processi economici e sociali che hanno modificato profondamente l’Italia e la sua popolazione. Ad esempio la perdita di fertilità dei terreni coltivati, che nel passato avrebbe prodotto miseria e sottosviluppo nelle campagne, è stata più che compensata (e nascosta) dall'uso sempre più massiccio di concimi, diserbanti e…

É in atto nella regione Marche un'intensa espansione degli impianti a terra di tipo fotovoltaico con ampie superfici metalliche che invadono i campi delle nostre colline. L'unico bilancio che viene fatto è tra la convenienza a coltivare e la rendita che deriverà dagli affitti di tale superfici. Si tratta di una nuova invasiva e distruttiva monocoltura, tra l'altro industriale, che snatura e distrugge un bene irripetibile e fondamentale, il paesaggio rurale. La giustificazione energetica è debole perchè non sarà la semplice sostituzione della base energetica a permettere di risolvere i problemi ambientali della terra, ma un profondo rinnovamento del modello economico e culturale ad alta intensità di consumo.

impianto fotovoltaico

un grande impianto fotovoltaico a terra ricopre una vasta superficie agricola

Alcuni giorni fa sulla stampa locale sono apparse notizie allarmanti per una richiesta di autorizzazione per un impianto fotovoltaico a terra, che andrebbe a coprire una superficie agricola di ben 34 ettari in località Berta (Treia) [https://istituzionale.provincia.mc.it/comunicati-cms/progetto-fotovoltaico-assoggettato-a-via/] con una capacità produttiva  di 28 MWpeak di energia elettrica da solare. Dovrebbe essere realizzato ricoprendo una vasta zona ai piedi della collina di Pitino, nel comune di Treia, dove già alloggiano diversi impianti simili. Un'area dalla forte vocazione rurale, in cui resistono elementi del paesaggio che hanno iniziato a formarsi fin dalle prime fasi di popolamento nella valle del fiume Potenza. Paesaggio storico fortemente radicato nell'immaginario di ognuno di noi che verrà snaturato da impianti industriali. UNA NUOVA COLONIZZAZIONE Nelle Marche, nel 2019, erano attivi   29.400 impianti ( 6.645 in provincia di Macerata)   per una produzione lorda di 1311 GWh (5,5 % sul totale nazionale) di cui 380,5 GWh prodotti in provincia di Macerata. Ma il dato più significativo appare essere la densità di potenza installata, ovvero quanta elettricità si produce per chilometro quadrato. Mentre la media nazionale (nel 2019) è di  69 kW/km2 ,  nelle Marche si ha ben 117 kW/km2, seconda in Italia dopo la Puglia. Se riferiamo la

potenza installata agli abitanti, nelle Marche sono già installati 721 W/abitante contro i 346 W/abitante della media nazionale: praticamente il doppio. [https://www.gse.it/dati-e-scenari/statistiche] In pochi anni si è evidenziata nella nostra regione  una crescita sostenuta di impianti a terra per il fotovoltaico, come è apparso evidente dall'estendersi ogni dove delle nere superfici dei pannelli di silicio nelle nostre campagne. La collina marchigiana, ben esposta climaticamente e poco densamente abitata a causa dell'annoso spopolamento rurale a favore delle  coste e dei fondovalle, è stata subito individuata come l’area più appetibile per questa massiccia operazione speculativa, richiamando molte anonime imprese che più che produrre energia sembrano  lucrare sui contributi devoluti all'industria energetica. La Regione Marche, anche se tardivamente, è corsa ai ripari irrigidendo i vincoli normativi per l’autorizzazione alla costruzione di impianti fotovoltaici, obbligando quelli maggiori alla procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA)[Con la modifica alla Legge regionale sulla Valutazione di impatto ambientale (LR n. 12 del 4 agosto 2010 che modifica la LR n. 7 del 14 aprile 2004), è stato abbassato il limite di potenza degli impianti a terra da 1MW a 200kW ai fini dell’esclusione dalle procedure di VIA.]  Le procedure tecnico normative, sebbene necessarie, non sono però quasi…

L'approssimarsi delle elezioni ha portato i candidati di tutte e fazioni politiche ad appropriarsi del linguaggio ambientalista. Tutti dichiarano ad ogni piè sospinto di essere e di volere una città "green". Ma le scelte fatte finora fino ad oggi sono sempre andate in altra direzione, in particolare per quanto riguarda gli alberi di alto fusto della nostra città, sempre sacrificati al cosiddetto interesse pubblico, formula che purtroppo spesso maschera solo interessi molto privati. Ma forse è vero: la colpa è degli alberi che silenziosamente, ma caparbiamente distruggono i manufatti urbani e impediscono con il loro ingombro agli automobilisti il "parcheggio dove mi pare".

GLI ALBERI SONO CATTIVI? Nell'attuale cominciamento delle campagne elettorali, tutti i contendenti, di qualsiasi fazione, ci tengono a far sapere che i loro programmi sono molto "green" e attentissimi alla qualità della vita dei cittadini, intanto però negli ultimi mesi a Macerata (ma non solo purtroppo) si è assistito ad un'insolita moria di alberi di alto fusto, abbattuti  per far posto a parcheggi, a nuovi centri commerciali ed altre utili opere. Tutto nella legalità, per carità, come un importante politico locale ha tenuto a chiarire: ci sono i permessi della forestale. Quindi i bolli e le carte sono tutti regolari,senza dubbio. Però ad essere pignoli,  la legge regionale n° 6 del 2005, sulla difesa degli alberi di alto fusto,  all'articolo 20 (comma 4) recita: "Nei progetti per la realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità, per le costruzioni edilizie, in quelli di miglioramento o trasformazione fondiaria devono essere indicati gli alberi da abbattere attestando l’inesistenza di soluzioni alternative all’abbattimento

degli stessi. (comma 5). Gli enti competenti al rilascio dell’autorizzazione verificano l’inesistenza di soluzioni tecnicamente valide diverse da quelle comportanti l’abbattimento degli alberi". Si potrebbe anche discutere in che modo l'ennesimo supermercato a Macerata si possa considerare  un'opera di interesse pubblico, ma sarebbe un discutere invano.  Qui però si tratta non di discutere di illeciti, ma di opportunità e anche di coerenza con questa nuova tanto declamata anima verde, ambientalista, in cui tutti  promettono (se li eleggeremo) parchi e giardini, circuiti verdi, piste ciclabili, parchi fluviali, delle fonti, e via così. La realtà è però che da molti anni, da decenni, (fino ad oggi) gli spazi verdi a Macerata sono stati sempre vissuti come aree in attesa di essere lottizzate. Oppure per aprirci strade, bretelle e parcheggi o erose giorno per giorno dal parcheggio selvaggio, dall'abbandono e dall'incuria. Nei confronti degli alberi in generale e della loro indispensabile azione di salvaguardia della nostra qualità della vita (fisica e psichica) c'è…